Per anni ho sognato da solo e in compagnia di pochissimi complici di organizzare un concerto ai Murmur Mori in qualche squat anarchico milanese o in qualche bosco di provincia. Un sogno che è rimasto sempre sepolto nel cassetto del mio cuore e della mia immaginazione, ma che mi ha accompagnato ogni volta che ascoltavo la musica suonata da Silvia e Mirko, menti, anime e mani dietro al progetto piemontese impegnato a ricostruire, riscoprire e riproporre musica medievale italiana ed europea.
Quest’anno verso febbraio, come un invernale brezza improvvisa che fa tremare i rami secchi e spogli, mi imbatto nel nuovo progetto solista di Mirko, un progetto dall’affascinante titolo L’ira del bosco e ne rimango immediatamente rapito. L’album omonimo è di un fascino unico e raro, suonato esclusivamente dalla lira, senza parole cantate ma con i suoni del bosco registrati dallo stesso Mirko nei luoghi che abita e attraversa. Così la voce del bosco e dei suoi molteplici abitanti non umani e vegetali diventano co-protagonisti e co-compositori nel paesaggio sonoro dipinto da Mirko; questo minimalismo sonoro non è però privo di sfumature e complessità, non solo musicali ma anche e soprattutto di intenzioni, tensioni, ideali e atmosfere.
Come dicevo, gli undici brani presenti nell’album sono composti da Mirko facendo affidamento solo sulla sua amata lira, strumento che suona con una dolcezza e una purezza disarmanti, costruendo grazie alle melodie di questo inusuale strumento medievale paesaggi della mente evocativi ma allo stesso tempo malinconici, sognanti ma contemporaneamente dal sapore dolce-amaro. Le atmosfere evocate dalle varie composizioni sono attraversate da un animo romantico che fa esperienza del sublime, da un senso di riverenza e rispetto ancestrale verso la Natura e il suo mistero e da una spiritualità antica legata al ciclo delle stagioni invece che a falsi dogmi, a divinità onnipotenti e a poteri costituiti.

Se non ve ne foste già accorti, vorrei farvi notare l’interessante gioco di parole contenuto nel nome del progetto, dove le parole lira e l’ira si mescolano evocando un significato più ampio e intenti specifici. Mirko infatti vive in un piccolo paese delle Alpi piemontesi avvolto dai boschi e passa molto del suo tempo in questi luoghi boschivi, sia per ripulirli dalle scorie e dai rifiuti della nostra società industriale-consumista sia per ascoltare i suoni della Natura in cui trova ristoro e ispirazione. Proprio per questo la musica che compone e suona con la suo lira del periodo altomedievale vuole rappresentare una vera e propria presa di posizione critica e radicale nei confronti di una società moderna che si è abituata così tanto ai suoni disarmonici delle macchine da non essere più in grado di ascoltare il canto armonioso dell’avifauna, abituata così profondamente ad amare il caos meccanico che cancella la melodia degli uccelli. A sottolineare questo carattere critico e politico in un senso ecologista del progetto, Mirko ci tiene ad evidenziare che il 50% dei ricavati della vendita virtuale dell’album verranno donati ad associazioni che si impegnano nella salvaguardia degli ecosistemi in giro per il mondo.
Perchè, prendendo in prestito le sue parole, non importa chi siamo e quali siano i nostri interessi, senza le foreste e i boschi saremo tutti morti. E questa presa di coscienza ci accompagna per tutto l’album, perchè solo tenendo a mente la centralità della Natura nelle nostre esistenze addomesticate dalla civiltà del progresso-regresso senza fine, potremmo invertire la rotta in questi bui tempi di ecocidio e antropocene. Sediamoci dunque sotto ad una quercia, vicino al fiume e ascoltiamo la voce del bosco che sicuramente saprà indicarci quali sentieri sono da battere e quali da abbandonare per sempre.

