Ancient Hostility – Sing As Loud As You Can (2025)

Canta più forte che puoi. Questo il titolo del primo disco degli Ancient Hostility pubblicato lo scorso anno. Non solo un titolo, perchè la scelta di usare questa frase sembra più un invito a chi ascolta e un chiara presa di posizione. Difatti il duo inglese formato da Simon Barr dei Dawn Ray’d (defunta band black metal) e Ash Ludd degli All in Vain (anarcho folk punk) non nasconde le proprie radici profondamente ancorate nella storia del pensiero e della lotta anarchica; proprio per questo un titolo come Sing As Loud As You Can appare non solo ovvio e sensato ma anche come una chiamata alle armi per non restare in silenzio dinanzi alle ingiustizie e usare la propria voce come un arma contro ogni forma di oppressione che vediamo attorno a noi quotidianamente. Anche il nome stesso scelto da Simon e Ash sembra voler richiamare un sentimento di ostilità nei confronti dei ricchi, dei potenti e degli oppressori più antico ancora della filosofia anarchica, come quello radicato nelle lotte contadine durante la Guerra Civile inglese del 1600 o altri esempi simili di insubordinazione e rivolta di cui è disseminata la storia fin da quando esistono i padroni e gli sfruttati.

Sul lato musicale la proposta degli Ancient Hostility si caratterizza per una riproposizione del canto folk tradizionale, tanto che grandi protagoniste dell’intero album sono le due voci e il loro canto armonico, inframezzate da brevi momenti in cui fanno capolino la concertina e il violino, unici due strumenti suonati nelle varie canzoni in grado di donare maggiori sfumature alla proposta del duo di Liverpool attraverso sonorità di matrice drone folk. In questo minimalismo sonoro costruito sapientemente dalla concertina e dal violino, oltre che dal canto polifonico di Simon e Ash, si possono quindi sentire tanto le influenze della musica folk popolare britannica quanto la riscoperta folk del revival anni sessanta. La scelta di ripercorrere la tradizione del canto folk armonico è stata intrapresa non in un’ottica di nostalgia del passato, ma come strumento per rafforzare la diffusione di messaggi di lotta e resistenza nel qui e ora in una maniera accessibile e riconoscibile. Il passato e la tradizione visti quindi non come mezzi reazionari, ma come messaggeri di storie ed eventi che possono indicarci la via da seguire per continuare a lottare e camminare in una lunga tradizione di resistenze e insurrezioni.

Alcune canzoni come Hammer assomigliano a delle vere e proprie ballate della tradizione folk inglese, anche se poi nel testo si sviscera tutta l’originalità, l’urgenza e l’attualità del messaggio che il duo britannico vuole diffondere: l’odio nei confronti degli oppressori, la violenza dello Stato, la solidarietà tra gli oppressi e gli ultimi che diventa un’arma di resistenza e un sentiero da percorrere per organizzare l’offensiva. In Immigration Van invece il tema centrale è l’immigrazione e la solidarietà nei confronti di persone reali che hanno vite segnate da sogni infranti, speranze, violenze subite e difficoltà materiali che troppo spesso vengono rappresentate solamente come minaccia dalla propaganda reazionaria, fascista e razzista da un lato e come un numero da gestire per le politiche migratorie degli Stati nazione dall’altro. Accanto ai brani più politici e radicali, trovano spazio anche liriche dalla vena più intima e personale come Leaving, in cui si parla di relazioni umane, di sentimenti come l’amore e delle emozioni contrastanti che esso crea, specialmente quando si rischia di farsi del male provando a volersi bene. In un album intenso e sfaccettato come Sing As Loud As You Can, c’è spazio anche per la rivisitazione di Police Patrol, una canzone antimilitarista e contro la polizia, scritta dall’artista revival folk Bob Davenport nel 2005.

Un album che nella sua interezza e nel suo alternarsi tra emozioni di rabbia e tristezza, di tensioni rivoltose e lacrime amare, è allo stesso tempo profondamente personale e radicalmente politico. Gli Ancient Hostility ci invitano così non solo a gridare a gran voce la nostra voglia di resistere e opporci agli orrori perpetuati quotidianamente dallo Stato e dal Capitalismo, ma anche a renderci conto che veramente la solidarietà è l’arma più importante che abbiamo come oppressi per mettere davvero in pratica una vita radicalmente diversa. E allora mentre di questo mondo iniziamo a vederne le macerie, torniamo liberi e selvaggi nelle piazze, torniamo a ballare insieme alla luce di un falò in nome dell’anarchia!

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