Yanka Dyagileva – Продано! / Sold! (1989)

A 24 anni deve essere difficile essere una cantautrice punk anarchica in un Unione Sovietica al tramonto e accompagnarti a personaggi istrionici come Egor Letov. Nel maggio del 1991 esci per una passeggiata e una sigaretta nell’immensità desolante e sublime del paesaggio siberiano e non fai più ritorno. Otto giorni dopo il tuo corpo viene ritrovato senza vita nel fiume Inya e nessuno ancora sa con certezza se la tua morta sia stata un incidente, un suicidio legato alle tue tendenze depressive o un omicidio di Stato. Il tuo nome era Yanka Dyagileva e risuona ancora nel vento che ulula per le steppe della Siberia, come un fantasma che non trova pace e minaccia di tormentare i vivi.

Tre anni prima della sua morte, Yanka pubblicava il suo album acustico intitolato Продано (Venduto!, in italiano), registrato interamente in un’appartamento con sole voce e chitarra acustica e distribuito illegalmente in pochissime copie, in un periodo in cui l’underground musicale sovietico era obbligato a vivere ancora in clandestinità. Un album manifesto non solo della poetica e della politica di Yanka, ma anche di un modo del tutto unico e irripetibile di essere anarchici e punk in uno degli stati più totalitari, repressivi e sorveglianti mai esistiti. Un album che è un manifesto anarchico e nichilista, ma allo stesso tempo intimista, pessimista, rabbioso e disicantato, come solo i grandi dischi di musica folk sanno essere. Non è sicuramente un disco allegro, visti anche i temi ricorrenti della poetica di Yanka: disillusione, depressione, malessere e disperazione la fanno da padrone in quasi la totalità delle composizioni presenti nell’album e l’intreccio della sua voce e della sua chitarra sanno come evocare perfettamente queste emozioni in chi ascolta.

Musicalmente si potrebbe accomunare lo stile di Yanka Dyagileva a quello di altre grandissime cantautrici controculturali come Patti Smith o Janis Joplin; se sicuramente da un lato c’è un’influenza di certo folk-rock occidentale sessantiano-settantiano, dall’altro la componente folk di matrice russa è centrale e dona un’identità unica alle composizioni della cantautrice siberiana. Identità rafforzata anche dallo stile poetico delle sue liriche, in un equilibrio perfetto tra un’intimità urgente e dirompente, un dolce nichilismo, un rabbioso orgoglio e un pessimismo aggressivo quanto seducente, il tutto avvolto da un manto nero che evoca certe tensioni dell’anarcho punk più cantautoriale britannico e una generale anedonia di fondo. Forse con un po’ di banalità ma altrettanta precisione si potrebbe descrivere la poetica di Yanka con il titolo di una sua stessa canzone, forse una delle più belle e intense: Il mio dolore è luminoso.

In un album come Продано non c’è nulla di punk nel senso stretto del termine, per lo meno dal punto di vista musicale. Ma la musica di Yanka è radicalmente e profondamente punk tanto per le tematiche trattate quanto per le atmosfere ed emozioni evocate, che non possono non far pensare alla disillusione nichilista del primo movimento punk nei confronti di un futuro che non esisteva più e di una condanna ad una vita priva di gioia e significato. Ma è anche questa immediatezza espressiva e questa urgenza comunicativa, accompagnata solamente dalla sua voce imperfetta quanto incantevole e dalla semplicità di accordi e melodie della sua chitarra acustica a sottolineare un’attitudine visceralmente punk, per cui il messaggio ha sempre più importanza della tecnica esecutiva.

Tirando le somme e senza nascondere un profondo legame affettivo che mi lega a questo disco e alla figura di Yanka Dyagileva, quello che più di tutto rimane dopo l’ascolto (svariati ascolti, per meglio dire) di un album come questo è l’estrema autenticità delle emozioni messe in musica e della persona che è stata Yanka fino alla fine dei suoi giorni e l’urgenza con cui ci parla del personale e del politico ancora oggi a distanza di quasi quarant’anni. Un album e una cantautrice che a mio parere hanno influenzato inconsciamente moltissimo quel movimento musicale contemporaneo che ci piace definire anarcho-folk o folk punk.

Il sole dell’avvenire è tramontato per sempre sull’impero sovietico, ora è il nostro dolore a splendere luminoso nella notte buia di questi tempi senza futuro.

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