Meno di una settimana fa ero all’oscuro rispetto a questo progetto e questo album, poi sono entrato in Villa Occupata a Milano e qualcosa di magico è successo. Nella cornice del compleanno della Villa, nella zona dedicata ai concerti acustici dove hanno suonato quelle bellissime persone di Sally and the Mystical Seafloor, mi imbatto in questo crust punx mai visto prima. Ci scambio due chiacchiere e scopro che arriva dalla Finlandia e che pochi giorni prima aveva conosciuto alcune persone della Villa. Mentre continuiamo a parlare mi racconta che vorrebbe suonare anche lui qualcosa di suo, così tra un cambio palco e l’altro nella zona dove hanno suonato le band, prende accordi con gli altri musicanti e facendosi prestare la chitarra acustica inizia a strimpellare e cantare. Il nome del suo progetto solista è Vihanto e ha pubblicato giusto sei mesi fa un album dal titolo Mostly Rain Clouds. Un album che nasce dalla sofferenza, dalla depressione, dalle angoscie della vita che vengono tradotte in una musica sofferente ma che lascia trasparire una flebile luce in fondo al tunnel; una musica che affonda le radici in un cantautorato esistenziale e intimo, tra richiami folk, vaghi accenni country e la crudezza istintiva e decadente del grunge.

Un album profondamente intimo e personale che, ci racconta l’ultimo anno della vita di Roni (questo il nome del nostro caro crust punx finnico), un anno caratterizzato da svariate difficoltà e come l’ha definito lui stesso “l’anno del lutto, del cuore spezzato e della morte”. Le dodici canzoni sono come delle tappe di un percorso in cui veniamo guidati dalla voce e dalla chitarra acustica, e in ogni tappa ci troviamo faccia a faccia con la tristezza, la depressione, l’ ansia e altre emozioni difficile e intense vissute da Roni e che ci colpiscono come un pugno nello stomaco rendendoci solidali e partecipi al suo dolore; ma questo album non è solo una discesa nell’abisso del malessere umano, poichè tappa dopo tappa ci sembra sempre più chiaro di star accompagnando Roni nel suo percorso verso la guarigione, verso il ritrovamento di un senso e di una speranza in questa condanna a cui abbiamo dato il nome di vita. Inutile che vi stia qui a evidenziare questa o quell’altra canzone, perchè proprio come un lungo e difficoltoso viaggio verso la rinascita, ogni passo ha una sua importanza e non può essere raccontato senza tenere conto di quello precedente e di quello successivo. La voce di Roni è sofferta e decadente, la chitarra dipinge atmosfere malinconiche e nel suo insieme la musica ha quel sapore delle giornate di pioggia passate a letto a fissare il soffitto senza obiettivi.
Un album che nasce da un bisogno viscerale di fare i conti con il malessere e le difficoltà, con il buio interiore ed esteriore, con i colpi che la vita ci infligge senza preavviso. Per questi motivi siamo al cospetto di un album semplice nella forma e nella struttura compositiva, quanto complesso e intenso dal punto di vista emotivo e personale. Siamo invitati a fare compagnia a Vihanto e abbiamo il privilegio di poter ascoltare il suo dolore tradotto in musica, in un’esperienza profondamente intima e melancolica in cui possiamo solamente lasciarci sprofondare senza aggiungere parole che sarebbero superflue. Una piacevole scoperta, tanto umana quanto musicale.
