Giz Medium – More songs about plantsitting (2026)

In un domenica di agosto di più di dieci anni fa, uno sconosciuto menestrello anarcho punk fece la sua apparizione in Casa Occupata Gorizia a Milano, in una delle poche situazioni folk punk organizzare dalla scena hardcore e DIY milanese nel corso degli anni. Questo menestrello di nome Giz Medium originario di Marsiglia, in questi ultimi dieci anni non ha smesso di comporre, scrivere e strimpellare e per fortuna a febbraio di quest’anno ha pubblicato un nuovo album dal titolo More songs about plantsitting, una cassettina autoprodotta di puro, semplice e immediato anarcho folk punk che prosegue nel discorso lirico-poetico-politico e musicale tracciato dal precedente Promance del 2019.

Nelle note che accompagnano l’album, Giz descrive questo nuovo lavoro come un inizio e una fine allo stesso tempo, otto nuove canzoni che nascono da una presa di coscienza che in questi anni nulla è cambiato in senso rivoluzionare a livello personale e globale e perciò da un senso profondo di disillusione, smarrimento e paralisi nei confronti dell’esistente. Affondando le radici in questo substrato di emozioni, le canzoni potrebbero sembrare una raccolta di inni depressi e malinconici; ma questo non è del tutto vero, perchè dai testi così come dal coinvolgimento con cui Giz interpreta i brani si sente un forte bisogno e desiderio di invertire la rotta di questo mondo in cui c’è una reale mancanza di comunicazione tra persone, per costruire/coltivare comunità che possano aiutarci a prendere atto che non abbiamo bisogno della polizia, dei governi, dei padroni per vivere una vita radicalmente diversa, per stare bene insieme e prenderci cura delle persone a cui vogliamo bene. Questo anelito di libertà e comunità nasce proprio da quelle stesse emozioni di sconforto e impotenza che tutti noi viviamo quotidianamente trovandoci ad affrontare un mondo e un sistema che sempre di più si mostra invivibile, ingiusto, alienante e violento. Sono canzoni che nascono anche e soprattutto dall’intimo e profondo bisogno di costruire l’anarchia nel qui e ora che Giz sente da sempre e di cui non ha mai fatto mistero nel corso degli anni.

Anche per questo desiderio viscerale libertario, More songs about plantsitting è in tutto e per tutto un disco anarcho folk che abbraccia influenze musicali capaci di spaziare dall’anarcho punk a certe tendenze emo-folk recenti, in equilibrio perfetto tra Pat the Bunny e Pigeon Pit. Ogni singola canzone dell’album è allo stesso tempo un manifesto personale e politico, un racconto quotidiano di emozioni comuni, di demoni irrisolti, sogni spezzati così come di speranze incendiarie e ardenti tensioni di rivolta; canzoni da ascoltare e cantare insieme alle persone, agli amici, ai compagni a cui vogliamo bene e con cui cerchiamo di difenderci dagli orrori perpetrati dal cosidetto migliore dei mondi possibili. Giz si dimostra un perfetto bardo nel suo raccontare esperienze personali e al tempo stesso collettive con immediatezza e sincerità, grazie alla sua voce e alla sua chitarra che riescono a costruire atmosfere anche malinconiche e rabbiose con cui è immediatamente facile empatizzare, fare proprie e sentire nel profondo delle viscere.

Siamo stati tutti degli idealisti adolescenti e post-adolescenti anarchici, ma anche se l’insurrezione non è ancora arrivata come ce la sognavamo, noi possiamo e dobbiamo continuare a costruire l’anarchia nelle nostre vite e con le persone che più amiamo e abbiamo vicine. Grazie Giz per questo disco, per queste parole e per questa musica sincere.