Il diritto a vagare liberamente è il diritto a riconnettersi

Mi sono imbattuto da pochissimi giorni nella campagna/ movimento inglese Right to Roam e ne sono rimasto affascinato per una serie di motivi differenti. Innanzitutto il verbo inglese to roam che tendiamo a tradurre semplicemente come vagare o vagabondare ha un significato ben più sfumato e immaginifico e si accompagna strettamente al libero accesso alle aree naturali, rurali e/o selvatiche; in secondo luogo perchè da buon amante della vita all’aria aperta, avendo goduto più volte della libertà di girovagare per sentieri di montagna e boschi o di accamparmi sotto le stelle davanti a un falò, ritengo che questo diritto di poter accedere liberamente a luoghi e territori naturali in cui poter vivere certe esperienze a stretto contatto con il mondo selvatico debba essere difeso e ristabilito ovunque; inoltre perchè ritengo che il diritto ad accedere, vagare, attraversare e abitare anche solo temporaneamente colline, sentieri, campi, brughiere, radure, boschi e quant’altro rientri in un più ampio diritto di poter godere dei beni comuni, ovvero tutte quelle risorse collettive come paesaggi, territori, fiumi, foreste che resistono alla privatizzazione e alla ricerca di profitto di pochi ricchi proprietari terrieri, di grandi multinazionali o dello Stato; infine perchè, come dice il titolo di questo articolo, il diritto a vagare liberamente va di pari passo con il diritto, e il bisogno sempre più urgente in quest’epoca ecocida, di riconnettersi alla Terra, ai luoghi, agli abitanti non umani e vegetali che sono insediati nei territori e infine a noi stessi in quanto parte della Natura e non qualcosa di separato da essa.

Mesi fa lessi su Dark Mountain Project un articolo intitolato “Where Does the Night Start?” in merito ad una lotta per l’accesso alla terra a Dartmoor, ultimo luogo in Inghilterra in cui si può campeggiare liberamente. Nel Parco Nazionale di Dartmoor un proprietario terriero multimilionario era riuscito a far abolire questo diritto al campeggio libero, ma per fortuna la campagna di protesta ha raggiunto la Corte Suprema del Regno Unito che si è espressa in favore dei partecipanti alla protesta, garantendo il diritto di dormire sotto le stelle nel territorio di Dartmoor.
In fin dei conti il diritto di muoversi liberamente in un luogo naturale fatto di brughiere, boschi e colline è in tutto e per tutto una delle incarnazioni in cui si manifesta un sentire sempre più diffuso e urgente: quello dell’accesso alla Terra, senza permessi speciali, soldi da spendere, cancelli da superare e biglietti da pagare. Senza che i territori rurali, siano essi la montagna, la campagna, le colline o i boschi, diventino luoghi elitari e di esclusione. Ennesimi luoghi in cui si incarna l’idea che tutto è e deve essere mercificato, messo a profitto, reso produttivo e quindi sfruttato.

Right to Roam è un gruppo di persone che dal 2021 si occupa di difendere questo diritto di accesso libero ai territori rurali e alle aree naturalistiche; per protestare contro la tendenza sempre più diffusa alla privatizzazione di questi luoghi, ha fin da subito utilizzato la tattica dell’incursione e dell’occupazione pacifica in queste vaste aree rurali da cui le persone comuni vengono escluse per interessi di natura privata e/o governativa. Una pratica quella dell’incursione in aree private che ha una lunga tradizione nella storia inglese di protesta per l’accesso alla terra e ai territori. Si può infatti tranquillamente affermare che nessuno dei diritti di accesso sanciti nelle ultime generazioni sia stato conquistato senza la disponibilità della gente comune a oltrepassare i confini delle proprietà private.

L’ideale che anima Right to Roam è il libero acceso alla natura che si traduce anche con l’attitudine e la pratica di prendersene cura direttamente avendo un impatto ecologico quanto più possibile vicino allo zero. Nella loro visione le campagne e le zone rurali in futuro non saranno solo fonti di benessere fisico, mentale e spirituale per le persone, ma anche luoghi di cui divenire custodi e costruire comunità attorno a questi beni comuni sempre più minacciati. Se la Terra ha perso i suoi guardiani e le sue guardiane nel corso dei secoli, non saranno i padroni e i loro soldi sporchi a proteggerla o difenderla, ma le persone comuni pronte a far sentire la propria voce e mettere in pericolo la propria libertà.

Quello che Right to Roam sta cercando di fare negli ultimi anni non è valido e urgente solo nel territorio anglosassone, ma può essere preso ad esempio e messo in atto ovunque l’avanzata del capitalismo, della privatizzazione, della sete di profitto sembra inarrestabile e famelica nel divorare ogni spazio naturale-selvatico-rurale non ancora del tutto piegato alla logica della proprietà privata, dello sfruttamento o del consumo. Perchè l’accesso libero ai territori rurali, alle campagne, ai boschi e così via, in un mondo al collasso ecologico, non è importante solo per i benefici che l’esperienza del mondo naturale ha sulla nostra salute psico-fisica, ma perchè può permetterci di ritrovare la strada per riconnetterci alla Terra in un ottica di non sfruttamento, di reciprocità e di resistenza. Per costruire comunità ecologiche attorno ai beni collettivi, invece di concedere sempre più spazio alla cultura ecocida che sfrutta, disbosca, cementifica, mercifica, devasta e saccheggia i territori che abitiamo insieme alle altre tribù di animali non umani e vegetali.

Perchè senza l’esperienza diretta della Natura, senza aver il diritto di girovagare, sostare o riposare in un boschetto, tra i sentieri di campagna o sulle anse di un fiume, cosí come al chiaro di luna o sotto una pioggia improvvisa, come si potrebbe pensare di difendere questi luoghi quando diventano obiettivi di nuove mire espansionistiche del Capitale?

Una breve cronistoria delle più importanti incursioni e occupazioni di aree private nel Regno Unito, liberamente tradotto dal sito di Right to Roam:

  • 1871-78 Foresta di Epping, Londra/Essex – I tentativi di recintare i terreni e abolire i diritti dei cittadini comuni sulla foresta incontrarono una resistenza feroce e prolungata. Gli invasori furono condannati dalla stampa. Tuttavia, il sostegno dell’opinione pubblica rimase forte e, nel 1878, fu approvata l’Epping Forest Act, che proteggeva la foresta dalla recinzione e dallo sviluppo edilizio e sanciva il diritto di accesso pubblico a tempo indeterminato.
  • 1887 Latrigg, Cumbria – A seguito di un tentativo da parte dei proprietari terrieri locali di chiudere l’accesso a Latrigg Fell, alle porte di Keswick, nel 1887, si verificò un’occupazione di massa guidata dallo scrittore di viaggi Henry Jenkinson, da Hardwicke Rawnsley, cofondatore del National Trust, e dal deputato Samual Plimsoll. Circa 2000 persone contribuirono ad abbattere le nuove recinzioni e raggiunsero la vetta che domina Derwent Water. Il percorso che seguirono è oggi diventato un diritto di passaggio pubblico e poco più della metà della collina è terreno di libero accesso. Altri sentieri sul versante meridionale boscoso sono accessibili solo previa autorizzazione e non sono ancora messi in sicurezza.
  • 1896 Winter Hill, Lancashire – La più grande invasione di massa della storia britannica ha visto coinvolti, secondo quanto riportato, 10.000 residenti di Bolton che si sono recati presso il loro punto di riferimento locale per protestare contro la chiusura del sito da parte del proprietario terriero. I principali promotori dell’iniziativa hanno perso in seguito la causa intentata contro il proprietario, ma hanno mantenuto un enorme sostegno da parte dell’opinione pubblica. Ciononostante, ci sono voluti 100 anni prima che il sentiero contestato fosse dichiarato “diritto di passaggio” e che l’intera collina diventasse terreno di libero accesso nel 2000.
  • 1932 Kinder Scout, Derbyshire – Sebbene si sia trattato di un’azione di occupazione abusiva di minore entità in termini numerici, l’iniziativa guidata da Benny Rothman il 24 aprile 1932 è passata alla storia ed è oggi celebrata – persino dai gruppi che all’epoca l’avevano condannata! La violenza inflitta dai guardiacaccia del duca di Devonshire e la punizione sproporzionata inflitta in seguito a diversi partecipanti contribuirono a rafforzare il sostegno pubblico alla riforma dell’accesso ai terreni di caccia. Da questo evento è nata anche la canzone folk The Manchester Rambler scritta nel 1932 da Ewan MacColl che aveva partecipato alla protesta.
irruzione e occupazione di Kinder Scout, Derbyshire nel 1932