Folk against the machine #01

Questa volta ho deciso di saccheggiare il titolo di un album anarcho folk punk pubblicato nel lontano 2013 dai portoghesi Old Trees, album che ho ascoltato all’infinito negli ultimi dieci anni. In questa nuova rubrica tenterò di parlare di alcuni album folk (punk, anarcho, neofolk, dark e chi più ne ha più ne metta) pubblicati e/o ascoltati recentemente e che voglio presentarvi in maniera sintetica, provando a lasciare da parte la mia nota prolissità quando si tratta di parlare di qualcosa che mi interessa e mi piace. Sarà una rubrica che avrà la forma della raccolta di band e album che ho ascoltato nell’ultimo periodo, che trovo validi e che mi son piaciuti, senza nessuna pretesa di scrivere recensioni dal carattere professionale o tecnico, ma caratterizzate da uno spirito totalmente amatoriale e DIY. Questo è e sarà Folk against the machine, niente più e niente meno e uscirà senza rispettare calendarizzazioni di nessun tipo. Buona lettura!

Stromabwärts – Bandvertrag (2026)

E’ a monte che dobbiamo distruggere! Oh, hai capito o no?

Col dito puntato verso l’alto, mentre trafigge con lo sguardo arcigno e caparbio il volto del pavido Ragionier Fantozzi, queste sono le parole pronunciate dal geometra, compagno marxista Folagra nel primo film di Fantozzi. A monte dovrebbe essere anche la traduzione italiana di Stromabwärts, nome di un progetto anarcho folk punk austriaco attivo da prima del 2019 o giù di lì. A distanza di quattro anni dalla loro prima pubblicazione, un live album a detta loro purulento, pubblicato post interruzione del progetto, questa sgangherata tribù di menetrelli e bardi ritorna inaspettatamente con un nuovo album intitolato Bandvertrag. Strimpellatori di strada per vocazione e scelta, gli Stromabwärts suonano una musica tanto punk nell’attitudine quanto folk nelle sonorità, e viceversa. Non tradendo mai la loro natura busking, l’anarcho folk punk suonato da questo collettivo austriaco e registrato nelle otto tracce di Bandvertrag ha esattamente il sapore di una sessione ascoltata a bordo strada, seduti su un marciapiedi tra mozziconi di sigarette e lattine di birra calda. Una marea di strumenti diversi concorre alla costruzione del loro stile, tra banjo, sassofono, concertina, washboard, fisarmonica, kazoo e chi più ne ha più ne metta che in un tripudio di suoni, armonie e ritmi divertenti e coinvolgenti, a metà strada tra una festa popolare e un’improvvisazione tra amici in uno squat. Musica anarcho folk punk sulla falsa riga di certi Rail Yard Ghosts e Blackbird Raum, senza troppi fronzoli né pretese, con la quale gli Stromabwärts parlano di temi che hanno a cuore come i diritti animali, le ingiustizie e l’ecologia, con la giusta dose di emotività e di tensioni di rivolta. Un sincero e immediato album di folk punk anarchico suonato con onestà e trasporto da degli strambi menestrelli austriaci, cosa volete di più?

Pässipilli – Codex (2026)

A volte basta un evento banale per decidere di fondare un gruppo e iniziare a suonare insieme. A volte basta trovare una domra ucraina in un mercato di paese in una città finlandese per guardarsi in faccia tra amici e decidere di tirar su un gruppo folk punk. Questo è quello che è successo ai Pässipilli, trio finlandese impegnato a suonare un crudo, sgangherato e istintivo folk punk, abbastanza rumoroso e arruffato per essere suonato totalmente in acustico e con soli tre strumenti. Ma cos’è questa benedetta domra? Si tratta di uno strumento generalmente a tre o quattro corde di origine russa e ucraina, appartenente alla famiglia dei liuti. Uno strumento della tradizione musicale popolare ampiamente utilizzato dai menestrelli itineranti (skomorokhi) nel XVI e XVII secolo, prima che lo zar Aleksej Michajlovič vieto l’utilizzo degli strumenti popolari. Dalla mia esperienza di ascoltatore di musica folk punk, questo trio finlandese è il primo ad utilizzare uno strumento così particolare nella propria musica e già di per se questa è una caratteristica che, insieme ai testi in lingua finlandese, rende il loro stile personale e originale. Che dire delle quattro canzoni presenti su questa cassettina intitolata Codex? La musica dei Pässipilli suona esattamente come si presentano loro tre in foto: ballate e composizioni dal sapore rurale, sporche e crude, semplici e strambe allo stesso tempo, registrate in maniera totalmente amatoriale ma proprio per questo estremamente intriganti, immediate e coinvolgenti. Canzoni da ascoltare nei boschi, nel capanno di un rudere di campagna o attorno al fuoco nel giardino di casa. Niente più, niente meno per questo ottimo esempio di rurale folk punk finlandese!

Nerost – Poslední piknik (2026)

L’ultimo picnic, questa la traduzione del titolo dell’album di cui vi parlerò a breve. Un titolo che, a parer mio, stride un po’ con le atmosfere evocate dalla musica dei Nerost, trio post-folk originario di Praga. Questo perchè le sonorità dei cechi sono profondamente malinconiche, evocative e atmosferiche, con un tono serio e intimo che accompagna tutto l’ascolto dell’album. Siamo di fronte ad un folk che si distanzia in egual misura sia dagli esempi più tradizionali o revival degli anni 60, sia dal neofolk più o meno contemporaneo. Proprio per questa sua natura è corretto parlare di post-folk, di una musica che ovviamente risente dei migliori esempi del dark folk più recente ma che va oltre, sia per sonorità che per approccio e paesaggi emotivi e mentali dipinti. Basta ascoltare i primi due brani dell’album, Pole e Rosendorf, per immergersi subito in un’atmosfera suggestiva che si districa tra sacralità, riflessività e una dose di epicità. Ci sono pulsioni romantiche così come malinconiche che attraversano le dieci canzoni di Poslední Piknik, in un contesto generale che punta sull’intimità e la delicatezza dell’esperienza di ascolto. Quello dei Nerost è un approccio che non smarrisce la dolcezza pur affrontando la serietà, la paura e lo sconforto delle macerie, della fine o del crollo dei ritmi biologici della natura, tutti temi che vengono raccontanti e affrontati nei loro testi. In questo approccio trova spazio anche un senso del sacro e di rispetto ancestrale da utilizzare come bussola in questi tempi bui, per continuare a scrivere canzoni d’amore anche nel bel mezzo della fine del mondo. Chitarra acustica, mandolino, contrabbasso e fisarmonica, sono queste le armi con cui i Nerost affrontano la quotidianità sotto un cielo che crolla ma che non cessa di esercitare il suo fascino e il suo mistero sulle nostre esistenze. Più di un semplice ascolto, Poslední Piknik è prima di tutto un’esperienza intima e riflessiva che vale la pena darsi la possibilità di vivere.