Il neo-paganesimo non è la risposta – Arrampicati su un cazzo di albero

traduzione dall’originale in lingua inglese scritto da Comrade Black e apparso nel 2014 su Profane Existence

Questo testo mi accompagna da una decina d’anni, dalla prima volta in cui mi ci sono imbattuto e da allora mi porta a riflettere. Visto che nel movimento musicale e culturale folk (nel senso più ampio del termine) la fascinazione e il legame con religioni e spiritualità pagane pre-monoteistiche è ampiamente diffuso e visto che Di Muschio e Pietra è animato da una profonda tensione ecologista radicale, trovo che sia importante tradurre questo testo e pubblicarlo qui. Perchè mentre facciamo esperienza quotidiana dell’ecocidio, la soluzione non è da ricercare in qualche divinità pagana ma nel tornare a relazionarci alla Terra e a tutti i suoi abitanti umani, non umani, vegetali e minerali con cui siamo interconnessi. Per la liberazione della Terra, arrampichiamoci su un cazzo di albero invece di scegliere l’ennesima divinità a cui inginocchiarci. Tocchiamo l’umido muschio e la fredda pietra, non onoriamo antichi dei.

Sempre più persone hanno iniziato a rifiutare il cristianesimo, l’islam e altre religioni monoteistiche, orientandosi invece verso quelle che sono considerate forme di spiritualità più antiche e legate alla terra.

Nel frattempo viviamo in una società in cui il 90% delle foreste secolari è stato abbattuto, mentre il mondo che ci circonda diventa sempre più artificiale, inquinato e urbanizzato. In risposta a ciò si è registrato un crescente interesse per le religioni politeiste europee come alternativa alle gerarchie della Chiesa con i suoi concetti gnostici astratti.

Tuttavia, queste religioni politeiste sono spesso altrettanto problematiche quanto ciò che viene rifiutato. C’è stato un forte revisionismo, che presenta molte di queste religioni patriarcali – in cui dominano divinità maschili bellicose – come se fossero tutt’altro: le dee vengono ora descritte come se i primi praticanti fossero stati matriarcali e le divinità maschili fossero solo personaggi secondari. Viene inoltre ignorato l’eterosessismo intrinseco di queste religioni, in cui spesso le dee femminili sono tutte legate alla fertilità.

Il problema più grave, però, è più profondo. In un post che ho appena letto sull’Asatru (il culto di Odino), l’autore sottolinea che queste «antiche» religioni si sono sviluppate «dall’Età del Ferro fino all’epoca vichinga – ovvero, da alcuni secoli prima di Cristo fino all’incirca all’800-1200 d.C.» (Riconosco i problemi legati all’uso di queste fasi antropologiche come indicatori di «progresso»). Questo è proprio il punto che volevo sottolineare. Le antiche religioni politeiste europee erano comunque religioni che si svilupparono durante un periodo di violente conquiste, prime colonizzazioni, guerre, e molto tempo dopo l’avvento dell’agricoltura, quando le persone avevano iniziato a dominare la terra e a condurre uno stile di vita sedentario piuttosto che nomade o seminomade, basato sulle relazioni e sull’ecologia. Definire quindi queste religioni politeiste «basate sulla natura» è come definire il cristianesimo, nel suo contesto attuale, «basato sui valori della comunità».

La realtà è che, prima che esistessero religioni politeiste che veneravano divinità simboliche del raccolto, della guerra, della fertilità o della morte, esisteva una religione non teistica più antica, radicata nel territorio. Se vuoi venerare la natura, non hai bisogno di una ruota solare, di un pentacolo o di una dea per farlo: esci e arrampicati su un cazzo di albero, siediti tra i suoi rami, impara l’ecologia, ascolta il vento che fa frusciare le foglie tra i rami, osserva gli scoiattoli, spogliati e nuota nel fiume mentre il sole tramonta. Poi fai tutto il necessario per fermare quei bastardi che vogliono abbattere quell’albero perché vedono solo dollari. Non hai bisogno di un dio o di una dea europei che ti dicano che la vita è sacra.