13 luglio 2025, concerto dei Ruen e dei Salivation nella cornice di SOS Fornace in quel di Rho. A fine serata mi ritrovo a parlare con due giovani creature magiche che sembrano appena fuoriuscite da un sottobosco incantato. Aurora e Sasha i loro nomi, dicono di avere un duo folk punk e mi basta questo per innamorarmi di loro seduta stante. Da quell’incontro magico nella notte estiva rhodense, a distanza di pochi mesi nasce Stinky Tribe, un nuovo collettivo anarcho folk DIY milanese che da allora ha iniziato a spargere il germe puzzolente del folk punk nella scena milanese e in provincia, tra squat malfatti e boschi fatati. Da quel primo incontro avrò visto svariati concerti e strimpellate dei Sally and the Mystical Seafloor (questo lo strambo nome del loro progetto folk punk) e ogni volta sono stati più forti e bravi della volta precedente. Finalmente a Maggio hanno pubblicato il loro nuovo album totalmente autoprodotto dal titolo Le Tre Armi del Mondo, che segue a distanza di un solo anno il già godibile debutto Rubedo Juice.
Eccomi quindi qui a parlarvi di questo nuovo bellissimo disco folk punk italiano di due delle persone più belle e autentiche che ho avuto il piacere di conoscere nell’ultimo anno. Un disco che può vantare brani di impatto immediato come Borgotaro Blue o Sottosale, brani che si stampano in testa dopo mezzo ascolto e che funzionano dalla prima all’ultima nota, dalla prima all’ultima parola cantata, dalla prima all’ultima melodia. Tra Days n Daze, The Hills and the Rivers e Ramshackle Glory, la musica dei Sally and the Mystical Seafloor è immediata, istintiva, melodica e soprattutto profondamente personale al punto che non sarebbe un errore dire che non assomiglia a nient’altro ascoltato in ambito folk punk, né qui né all’estero. Un folk punk che ha in uno dei suoi punti di forza l’alternarsi delle due voci, quella più angelica e dolce di Aurora e quella più grunge e decadente di Sasha. Per quanto ad un primo ascolto la musica dei SATMS può sembrare semplice e di facile ascolto, i loro brani e le loro liriche sono però ricchi di sfaccettature e influenze; si passa infatti da melodie pop punk a soluzioni blues, così come a citazioni alla musica leggera italiana e quelle più tipicamente folk punk a la Days n Daze. Chitarra, washboard, kazoo sono l’equipaggiamento base di Aurora e Sasha, ma tanti altri strumenti (che lascio scoprire al vostro orecchio attento) appaiono nel nuovo album e che conferiscono alle loro nuove otto canzoni ulteriori sfumature, rendendolo più fresche e originali rispetto al passato.

Tra disillusione, intimità, emotività, speranza sogni, ricerca di un senso nella vita, critica sociale e ironia, i testi rimangono a mio parere la parte più importante e divertente della band; per esempio in Borgotaro Blue, con sottile ironia ai limiti del non sense, i nostri magici menestrelli punx del sottobosco danno forma ad una critica nei confronti dei cacciatori mettendoli in ridicolo, tra richiami evidenti alla vita rurale come castagne e salami. In Sottosale, canzone più intima e dolce, l’argomento centrale è la ricerca costante di comprensione delle persone e lo smarrimento che ne segue quando ci si accorge di sentirsi distanti e diversi nel non “aspirare ogni cosa che si respira” nello stesso modo. E poi c’è la hit estiva da festivalbar (se fossimo nei primi anni duemila) Real Trulli Lovers che se all’inizio sembra richiamare un atmosfera da musica country-americana, lascia subito spazio ad un’influenza tanto evidente quanto inaspettata, ovvero Adriano Celentano e allo stesso tempo, nella struttura generale e nello stile quasi rappato delle strofe, sembra un proseguo naturale di Masha and the Mexican Seafood, altra canzone clamorosa apparsa sul loro precedente disco. La musica dei Sally and the Mystical Seafloor è folk punk in un senso classico solamente ad un ascolto distratto e veloce, perchè, come già detto, pur nella loro immediatezza e semplicità, i loro brani sono pieni zeppi di richiami a tradizioni musicali e a generi totalmente non prevedibili. Ne è un esempio perfetto Big Swans Taranta in cui in maniera super funzionante e godibile riescono a rivisitare la tradizione folkloristica della taranta in una chiave fresca e non banale.
Potrei continuare a raccontarvi anche delle altre canzoni che completano Le Tre Armi del Mondo, ma credo che quanto detto finora su questi quattro brani possa bastare per farvi immediatamente correre ad ascoltare l’album dall’inizio alla fine e poi in un loop infinito finchè non vi ritroverete a canticchiarle tutte senza nemmeno più rendervene conto. Viva i Sally and the Mystical Seafloor, viva questi due magici umani membri della tribù che puzza!
