“Sing as loud as you can”, cronache da Folk nell’Orto!

Un anno fa, l’allora nascente collettivo Stinky Tribe riuscì nell’impresa di organizzare nel giro di una settimana una taz totalmente acustica in un boschetto di una sperduta località della provincia ovest di Milano. A distanza di un anno, quello stesso magico collettivo che si fa chiamare tribù che puzza, ha organizzato un’altra situazione folk punk e acustica a pochi metri di distanza da quel boschetto di frassini e robinie. Questa volta la cornice incantevole è stato l’Orto Naturale Comunitario, un orto abbandonato da un paio di anni e riabitato (occupato) dal marzo 2026 che è diventato sia luogo di socialità legato all’agricoltura naturale che a situazioni per sperimentare un modo radicalmente altro di fare comunità e stare insieme. Un orto comunitario chiuso nell’abbraccio di un canaletto e di un torrente, tra orrendi campi coltivati a monocultura, boschetti e un Lazzaretto seicentesco. Un orto comunitario abitato non solo da umani ma anche da altre tribù di animali non umani come ricci e aironi, rane e conigli. Un orto comunitario che è a tutti gli effetti un bene comune autogestito lontano da concetti deleteri di proprietà privata, di gerarchia e di permessi burocratici tipici della nostra deleteria cultura dello Stato e del Capitale.

In questa cornice unica, Stinky Tribe ha avuto la folle e ardita idea di organizzare l’ultima data (di giovedì!) del tour dei Kraaklustig, collettivo anarcho folk proveniente dai Paesi Bassi in giro per l’Europa per raccogliere fondi a favore delle persone trans detenute in carcere. A supporto di questo grandioso gruppo di esseri umani, hanno suonato altrettante belle persone che rispondo al nome di Italo Goto, Lost Harvest Brigade e gli stupendi membri della tribù che puzza noti come Sally and the mystical Seafloor.

Prima della musica però c’è stato un momento di fondamentale importanza perché l’anarcho folk è anche e soprattutto politico. I Kraaklustig infatti hanno tenuto una chiacchierata sul tema delle persone trans in carcere, specialmente una loro cara amica conosciuta a Berlino per cui stanno raccogliendo fondi. La chiacchierata è iniziata in una maniera unica che ha rotto quel rischio di renderla un momento frontale e verticale; siamo infatti stati invitati dai Kraaklustig a cantare tutti insieme il ritornello di Immigration Van, canzone del duo anarcho folk inglese Ancient Hostility, un canto di resistenza che ci esorta ad usare la nostra voce dinanzi alle ingiustizie a cui assistiamo e che viviamo quotidianamente nel peggiore dei mondi possibili. La chiacchierata è stata per fortuna molto partecipata e attiva e sono stati tantissimi i contatti raccolti per supportare le persone trans in galera, da avvocati a reti di solidarietà transfemminista, passando per collettivi, spazi politici, ecovillaggi e molto altro.

Che dire della serata? Un concerto intimo, con una quarantina di persone giunte in provincia, in un luogo sconosciuto lontano dalla metropoli milanese, per supportare le band e il benefit, in un’atmosfera che definire magica sarebbe al contempo banale ma estremamente preciso e corretto. La serata si è aperta con il cantautorato esistenziale del menestrello Italo Goto, autore di canzoni uniche nel loro genere accompagnate solo dalla sua voce e la sua chitarra acustica. Uno stile personalissimo e sicuramente straniante, tanto nel suo modo di cantare che di suonare che rigetta la tecnica dell’arpeggio, ma che ha catturato l’interesse dei presenti tutti e tutte molto attenti. E poi ha anche suonato una cover di Patricia Ama il Cobra a Sette Teste dei Kalashnikov, cosa potevamo volere di più?

A seguire ci hanno pensato Aurora e Sasha in arte Sally and the mystical Seafloor a fare cantare e salire la presa bene, con il loro originalissimo modo di intendere e suonare il folk punk, un po’ malinconico e un po’ cazzone. Washboard, kazoo, chitarra acustica e due voci, una più dolce e l’altra più grunge, per un set che ha fatto cantare i presenti in un clima veramente disteso, di gioia diffusa e di affetto per queste due belle personcine. E poi hanno anche fatto una cover di Celentano, cosa potevamo chiedere di più? C’è poco altro da aggiungere se non: “Smegma piscia, accipicchia!”

È arrivato poi il momento tanto atteso da tutti e tutte, quello dei Kraaklustig. L’atmosfera si è fatta immediatamente più seriosa e a tratti ritualistica, per accompagnare i 6 bardi olandesi e la loro formula anarcho folk che pesca tanto da sonorità doom quanto da quelle crust. Armati di violini, contrabbasso, bodhran, banjo, fisarmonica e chitarra acustica, i Kraaklustig hanno dato vita ad un set indimenticabile, tanto ipnotico quanto incantato. Accompagnati in sottofondo da un concerto di cicale, rane e assioli che abitano nei pressi dell’orto, la loro musica si è inserita perfettamente nel luogo come se ne facesse parte da sempre e fosse radicata lì tanto quanto una robinia o una cespica. La loro musica e le loro voci hanno evocato in maniera vivida un insieme di emozioni che spaziano dalla rabbia alla frustrazione, dalla speranza alla malinconia, riuscendo a rendere tangibile un senso comunitario di affrontare questi sentimenti e queste tensioni. Una musica che suona attuale e originale pur mantenendo un legame con l’attitudine antica della musica popolare, ovvero un attitudine di lotta, resistenza, autogestione e comunità. Per farvi capire la qualità della musica suonata dai Kraaklustig non posso che citando un amico anarchico ad un altro recente concerto folk punk: “mi ero dimenticato cosa significasse ascoltare qualcuno che sa davvero suonare e cantare.” Momento e atmosfera che sto facendo fatica a descrivervi a parole, ma può venirci in aiuto un messaggio che ho ricevuto durante il concerto: “sto ascoltando seduta sulla paglia, che magia!“. Che dire se non un grande grazie ai Kraaklustig?

Kraaklustig

A concludere questa serata incredibile e accompagnarci verso le meritate sacre nanne ci ha pensato la compagine bolognese meglio nota come Lost Harvest Brigade, venuti a suonare in formazione ridotta ma con un’attitudine e una voglia di fare parte della situazione da fare invidia a moltissimi. Presenti in versione trio, la brigata seppur dimezzata ha comunque offerto strimpellate originali e cover che hanno fatto la gioia di tutti e tutte, tra citazioni ai Blackbird Raum e altre canzoni a base di fisarmonica, banjo e washboard. I nostri tre menestrelli del cuore sarebbero potuti andare avanti ore accompagnati dall’oscurità della notte, dalla luce della luna e dalla compagnia delle cicale, se non fosse stato per le corde del banjo che han deciso di ammutinarsi e rompersi sul finale. Per fortuna una nobile anima della tribù che puzza aveva con sé il suo personale mini banjo che ha prontamente prestato ai Lost Harvest Brigade, permettendo loro di strimpellare ancora un paio di brani prima di spedirci tutti a letto.

Senza palco, suonando in piedi tra le persone sedute per terra sull’erba, quella di Folk nell’Orto è stata la quintessenza di cosa significa suonare musica folk: in maniera orizzontale, dalla gente per la gente tra la gente, in cui il confine tra chi suona e chi ascolta è più labile di quanto si potrebbe pensare, in un contesto realmente comunitario, autogestito e solidale, legati alla Terra e immersi nella natura, fuori dai tentacoli delle metropoli e dalla sua distopia di cemento, lontani da una socialità mediata dal denaro, dal consumo e dal profitto. Con un po’ di romanticismo, quella sera ha preso forma ciò che da un po’ di tempo mi piace definire anarchia rurale, un concetto che forse prima o poi cercherò di spiegare meglio, ma che, sono sicuro, i e le presenti alla serata abbiano toccato con mano, visto con gli occhi e sentito nel cuore.

Viva sempre il folk e l’anarchia, viva l’Orto Naturale Comunitario ma soprattutto viva il collettivo Stinky Tribe!

Folk nell’Orto!

Stinky Tribe ritorna con un nuovo raduno di creature magiche, strambi personaggi e animaletti del sottobosco, pronti a sopravvivere tutti insieme a questa ennesima estate terribile a colpi di folk punk e anarcho folk!
Strimpellate acustiche nell’orto con:

Kraaklustig, collettivo anarcho doom folk in tour dall’Olanda
Sally and the mystical seafloor, sappy sottobosco folk punk duo che farà il release party del loro nuovo album!
Lost Harvest Brigade, sgangherato gruppo folk punk da Bologna
Italo Goto, poesie esistenziali solo voce e chitarra

Dove? all’Orto Naturale Comunitario, nel parco del Lazzaretto di Lainate (Milano)
Quando? Giovedì 23 luglio, concerti a partire dalle 19.

Alle 18 si inizierà con una chiacchierata collettiva sui e sulle prigioniere trans perché i Kraaklustig sono in tour per raccogliere fondi a sostegno delle loro spese legali.

Cibo e beveraggio bellavita, porta quello che vorresti trovare e condividilo.
Post serata jam acustica, porta il tuo strumento e suoniamo insieme!

Maggiori info sul luogo, parcheggi, entrate del parco sul canale telegram Stinky Tribe.

Rispetta l’orto e i suoi abitanti, umani e non umani e portati via la spazzatura!

Sally and the Mystical Seafloor – Le Tre Armi del Mondo (2026)

13 luglio 2025, concerto dei Ruen e dei Salivation nella cornice di SOS Fornace in quel di Rho. A fine serata mi ritrovo a parlare con due giovani creature magiche che sembrano appena fuoriuscite da un sottobosco incantato. Aurora e Sasha i loro nomi, dicono di avere un duo folk punk e mi basta questo per innamorarmi di loro seduta stante. Da quell’incontro magico nella notte estiva rhodense, a distanza di pochi mesi nasce Stinky Tribe, un nuovo collettivo anarcho folk DIY milanese che da allora ha iniziato a spargere il germe puzzolente del folk punk nella scena milanese e in provincia, tra squat malfatti e boschi fatati. Da quel primo incontro avrò visto svariati concerti e strimpellate dei Sally and the Mystical Seafloor (questo lo strambo nome del loro progetto folk punk) e ogni volta sono stati più forti e bravi della volta precedente. Finalmente a Maggio hanno pubblicato il loro nuovo album totalmente autoprodotto dal titolo Le Tre Armi del Mondo, che segue a distanza di un solo anno il già godibile debutto Rubedo Juice.

Eccomi quindi qui a parlarvi di questo nuovo bellissimo disco folk punk italiano di due delle persone più belle e autentiche che ho avuto il piacere di conoscere nell’ultimo anno. Un disco che può vantare brani di impatto immediato come Borgotaro Blue o Sottosale, brani che si stampano in testa dopo mezzo ascolto e che funzionano dalla prima all’ultima nota, dalla prima all’ultima parola cantata, dalla prima all’ultima melodia. Tra Days n Daze, The Hills and the Rivers e Ramshackle Glory, la musica dei Sally and the Mystical Seafloor è immediata, istintiva, melodica e soprattutto profondamente personale al punto che non sarebbe un errore dire che non assomiglia a nient’altro ascoltato in ambito folk punk, né qui né all’estero. Un folk punk che ha in uno dei suoi punti di forza l’alternarsi delle due voci, quella più angelica e dolce di Aurora e quella più grunge e decadente di Sasha. Per quanto ad un primo ascolto la musica dei SATMS può sembrare semplice e di facile ascolto, i loro brani e le loro liriche sono però ricchi di sfaccettature e influenze; si passa infatti da melodie pop punk a soluzioni blues, così come a citazioni alla musica leggera italiana e quelle più tipicamente folk punk a la Days n Daze. Chitarra, washboard, kazoo sono l’equipaggiamento base di Aurora e Sasha, ma tanti altri strumenti (che lascio scoprire al vostro orecchio attento) appaiono nel nuovo album e che conferiscono alle loro nuove otto canzoni ulteriori sfumature, rendendolo più fresche e originali rispetto al passato.

Tra disillusione, intimità, emotività, speranza sogni, ricerca di un senso nella vita, critica sociale e ironia, i testi rimangono a mio parere la parte più importante e divertente della band; per esempio in Borgotaro Blue, con sottile ironia ai limiti del non sense, i nostri magici menestrelli punx del sottobosco danno forma ad una critica nei confronti dei cacciatori mettendoli in ridicolo, tra richiami evidenti alla vita rurale come castagne e salami. In Sottosale, canzone più intima e dolce, l’argomento centrale è la ricerca costante di comprensione delle persone e lo smarrimento che ne segue quando ci si accorge di sentirsi distanti e diversi nel non “aspirare ogni cosa che si respira” nello stesso modo. E poi c’è la hit estiva da festivalbar (se fossimo nei primi anni duemila) Real Trulli Lovers che se all’inizio sembra richiamare un atmosfera da musica country-americana, lascia subito spazio ad un’influenza tanto evidente quanto inaspettata, ovvero Adriano Celentano e allo stesso tempo, nella struttura generale e nello stile quasi rappato delle strofe, sembra un proseguo naturale di Masha and the Mexican Seafood, altra canzone clamorosa apparsa sul loro precedente disco. La musica dei Sally and the Mystical Seafloor è folk punk in un senso classico solamente ad un ascolto distratto e veloce, perchè, come già detto, pur nella loro immediatezza e semplicità, i loro brani sono pieni zeppi di richiami a tradizioni musicali e a generi totalmente non prevedibili. Ne è un esempio perfetto Big Swans Taranta in cui in maniera super funzionante e godibile riescono a rivisitare la tradizione folkloristica della taranta in una chiave fresca e non banale.

Potrei continuare a raccontarvi anche delle altre canzoni che completano Le Tre Armi del Mondo, ma credo che quanto detto finora su questi quattro brani possa bastare per farvi immediatamente correre ad ascoltare l’album dall’inizio alla fine e poi in un loop infinito finchè non vi ritroverete a canticchiarle tutte senza nemmeno più rendervene conto. Viva i Sally and the Mystical Seafloor, viva questi due magici umani membri della tribù che puzza!